“Luna Mater” Frascati Superiore DOCG-Riserva 2014

Produttore: Fontana Candida
(Monteporzio Catone, Roma)

Ciao a tutti!

Questa settimana vorrei raccontarvi una bottiglia che ho degustato ormai qualche mese fa, della quale avevo scritto qualche appunto che ho ritrovato qualche giorno fa per caso.

Ricordo che era una domenica mattina, estate inoltrata. E ricordo che come al solito la domanda era una sola: che vino stappiamo oggi? Già, perché come forse comincerete a capire in casa è quasi una tradizione stappare una bottiglia “particolare” la domenica, unico giorno in cui è consentito pranzare tutti insieme e ritrovare, anche solo per un pasto, la bellezza di essere una famiglia. Scusate la digressione.

Dov’ero rimasto? Ah già…che vino stappare?

In casa aleggiava un buon profumo di arrosto, tacchino forse. Un bianco! Avevo giusto un Frascati in cantina…perfetto. Comincio già a pregustarlo, a immaginarmelo: qualcuno dice che l’attesa del piacere è essa stessa il piacere, e come dargli torto?

Ma passiamo alla bottiglia. E’ slanciata, elegante, il disegno argento su fondo nero evoca il nome stesso del vino: “Luna Mater“, luna madre, Frascati Superiore Riserva 2014, cantina Fontana Candida. Avevo acquistato questa bottiglia presso il wine shop della cantina di Albinea Canali, un luogo nel quale ormai mi sento come a casa! XD

Volto la bottiglia. Il testo è troppo lungo, non mi attrae. Vincendo la pigrizia, leggo: si narra delle origini del nome, delle cave di tufo dove il vino riposa e matura, dei territori e dei vigneti. In particolare evidenza il titolo alcolometrico, un bel 14% vol.

Stappo la bottiglia. Verso nel calice.

Il vino si presenta limpido, di un giallo dorato intenso che richiama armonia e serenità. Qualche bollicina rimane in sospensione, per pochi attimi.

Ruoto il calice. La consistenza del vino è palpabile.

Inspiro, il vortice di sentori è intenso, ma non violento. Il profumo si insinua nel naso in modo affusolato, quasi in punta di piedi. Prima il minerale, preludio di sapidità e il cereale fresco. Chiudo gli occhi. Ecco che la punta aguzza lascia lo spazio a un dolce sottile: il marusticano (o cagnèt, in dialetto) prima, le ciliegie sotto spirito poi.

Sorseggio. Secco, fresco, sapido, punge leggermente la lingua. Retronasale: fiori primaverili e frutta. Il ventre si scalda: ora i 14 gradi si sentono.
Secondo sorso, il flavour evolve: meno aguzzo, si ammorbidisce. Persiste.
Pulisce la bocca, l’untuosità della carne equilibra la sapidità, in un connubio a mio parere azzeccato.

Ne bevo un altro calice, contento della mia scelta.

Un vino che trasmette equilibrio e freschezza, piacevole anche se non eccessivamente complesso. Pronto per essere stappato, in compagnia dei propri cari. E di un bell’arrosto di tacchino.

Se siete interessati alla cantina, o a maggiori info sul vino vi lascio il link:

http://www.cantinefontanacandida.it/it/

Alla prossima settimana.

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