LIVE WINE-Il Salone del Vino Artigianale #parte1

7:55, lunedì mattina uggioso. Premessa consona a una giornata lavorativa interminabile ed estenuante, non credete?

Ebbene no, per una volta non è così. Sì perché per quanto il tempo non prometta nulla di buono ciò che farò sarà abbastanza inconsueto per un lunedì mattina: sono diretto a Milano, destinazione Palazzo di Ghiaccio. Ma perché proprio lì?

Semplice. Il Palazzo del Ghiaccio ospita il LIVE WINE-Salone Internazionale del Vino Artigianale, che ormai volge al suo terzo ed ultimo giorno. Non potevo di certo perdermelo, non credete?

Eccomi quindi in stazione a Reggio Emilia, ad attendere un treno proveniente da Bologna che in due orette mi porterà alla stazione di Milano Lambrate, ad appena tre km dal luogo dell’evento. Anzi: ci porterà. Sì, perché oggi non sarò da solo, ma con un compagno di viaggio d’eccezione: Luca Zanasi, mio collega di università e caro amico, nonché appassionato del buon vino.

Eccoci quindi sul treno. Le due ore di viaggio scorrono lisce e, dopo un caffè rapido rapido, raggiungiamo la nostra destinazione via tram.

Una volta entrati ci consegnano il braccialetto di riconoscimento e un calice. Visto il numero di produttori relativamente limitato (c.a 150) decidiamo di seguire il seguente ordine: vini bianchi francesi, vini bianchi italiani, vini rossi (intervallando con qualche panino salvifico XD).

Iniziamo alla grande, con una bella verticale di Riesling de l’Alsace (di cui un Gran Cru), tutti e tre annata 2016 per aumentare la possibilità di confronto. Durante la degustazione, il produttore (proprietario della Maison Clèment Lissner, ci illustra le caratteristiche dei vini: sono tutti prodotti da vitigni biologici, senza l’uso di solfiti. Particolare attenzione è riservata al terroir: i vini sono prodotti su terreni diversi, e si sente. Si passa da un vino più semplice, dal vago sentore di albicocca acerba e un leggero agrume sul finale (su terreno più organico) a una mineralità importante, con zeste di arancia e bergamotto a conferire una punta di acidità che termina smorzandosi con la morbidezza dell’albicocca: senza dubbio un vino complesso. Da qui si capisce quanto il terreno sia importante: lo stesso vitigno da vini completamente diversi.

Il nostro tour continua (per ovvi motivi passerò in rassegna solo cantine/bottiglie che mi sono particolarmente rimaste impresse altrimenti facciamo notte XDXD). Come bambini dentro un negozio di giocattoli, avanziamo pian piano in mezzo a tutto quel ben di Dio fino a che un tipo curioso attira la nostra attenzione. E’ un agente di distribuzione, che opera in Italia per conto di quattro cantine francesi che vantano più di 6 Cremànt d’Alsace e 10 champagne . Inizia così una verticale a dir poco estasiatica che vede coinvolti 4 Crèmant e 6 Champagne, che culmina con il “Solèra”, uno splendido brut nature prodotto da Olivier Horiot (Cote des Bar-Les Reyces) che ci stende con la sua fervente mineralità e la complessità data dalla compresenza di tutti e 7 i vitigni da cui lo champagne trae origine (Arbanne, Petit Mesiier, Chardonnay, Pinot blanc, Pinot gris, Pinot Meunier, Pinot Noir). Il vino è prodotto secondo il metodo biodinamico: la vinificazione prevede un anno in botte e in seguito affinamento secondo il metodo solera (sistema di invecchiamento tipico di rum e brandy, che prevede travasi di annate vecchie): da qui, sentori di nocciola, di mandorla tostata, a tratti di vaniglia, con un fieno secco persistente sulla base.

Ancora in estasi, proseguiamo il nostro viaggio e raggiungiamo lo stand di Chateux
Pascaud Villefranch, rinomato produttore di sauternes biologici. Qui abbiamo la possibilità di toccare con mano gli effetti che una muffa solitamente dannosa (la Botrytis cinerea, o muffa grigia/nobile) esercita quando le sue capacità di fermentazione dell’uva vengono imbrigliate dall’uomo (e dal clima). Sì, perché il sauternes è letteralmente un vino “muffito”, ossia prodotto da uve lasciate volutamente in campo ad ammuffire e sottoposte a vendemmia tardiva. Complice il clima del luogo, relativamente fresco ma umido, la muffa ha modo di svilupparsi, andando a degradare i componenti primari dell’uva e dando origine a metaboliti secondari aromatici del tutto caratteristici. Da quest’uva nasce un vino profondamente ambrato, dolce e profondo, di una complessità spesso difficile da districare: miele, noce, una punta di acidità che smorza la dolcezza, nuova dolcezza di fichi maturi; la muffa in questo caso gioca un ruolo fondamentale nel donare complessità a questo vino, unico nel suo genere, longevo tanto da scordarselo in cantina (e va bene così). Qui non resisto: ne compro una bottiglia. E’ un 2015, mi dice che darà il meglio di sé tra dieci anni. Aspetterò….

Ci avviamo verso il termine del “primo giro”. Un ultimo stand attira la nostra attenzione. In bella mostra vediamo una serie di sei champagne, sulla cui etichetta spicca una L cubitale: è la L di Legrèt & Fils, un’azienda che fa dei motti I LOVE VEGAN e “L’EXPRESSION DU TERROIR” una missione. Incuriositi (e ammettiamolo, anche un po’scettici) ci avviciniamo. Il tipo ci guarda un po’ torvo e risponde in modo scorbutico a una coppia proveniente dal lato opposto: sicuramente le public relations non sono il suo forte. Degustiamo un extra brut: “Mineral” il nome, e il nome è tutto un programma. La pesca a polpa bianca spicca su un evidente sapidità che smuove il palato e lo rinfresca; frutta esotica, forse ananas, si fa spazio e infine una punta di miele. Un buon prodotto, non c’è che dire. Gli chiediamo quindi di giocare il proprio asso nella manìca: il brut nature “Millèsimè 2008″. Un bel riflesso dorato lambisce il calice. Al naso spicca l’agrume, il limone e l’arancio, il pompelmo. In bocca mostra una grande fragranza, una crosta di pane importante, noci ma al contempo fiori. Ma c’è altro. Si percepisce nettamente una nota di ceroso di mais in fermentazione, che se in questi termini può lasciar pensare a un difetto, vi assicuro che lì dava un tocco di unicità da togliere il fiato. Lo voglio. Costa 80 euro. Ehm……ok….magari tengo i riferimenti per un’altra volta XDXD.

Soddisfatti di questo primo passaggio, ci sediamo sugli scalini laterali per degustare un bel panino al prosciutto (fidatevi…una salvezza dopo tutto quello spumante). Ci vuole proprio. La strada è ancora lunga. Ma per ora penso possa bastare: vi racconterò la fine di questa avventura la prossima settimana. Ah a proposito: se qualcuno fosse interessato a uno qualsiasi dei prodotti/cantine di cui ho parlato non esiti a scrivermi: ho tutti i riferimenti e gli approfondimenti a portata di mano (e di mouse).

Buona settimana !!

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